(A. Mancini, L'ispirazione)
Un pò di tempo fa avevo come l'impressione di non riuscire a vedere l'evidente, ciò che mi stava di fronte agli occhi ...
Poi, una notte ... un sogno, fondamentale, essenziale ... un'illuminazione ... soggetto, verbo e complemento e la frase si compone da sè e mi sorprende, mi scombussola, mi sconquassa ... e mi lascia esausta.
La spossatezza sostituisce il dolore che mi avvolgeva tutta. Non so da dove partisse, ma coinvolgeva principalmente gli occhi che non erano più in grado di vedere quello che solitamente vedono. In quelle macchie bianche cangianti, però, vedevano altre cose, quelle cose che non si vedono quasi mai.
Riuscivo solo a dire che non ci vedevo, non vedevo le parole del libro, almeno non per intero, non vedevo nè a destra nè a sinistra. Ai lati dei miei occhi c'era spazio soltanto per dei bagliori.
Un pò dopo, tutto ha assunto una forma lontana, sbiadita e la testa ... le tempie hanno cominciato a contrarsi in una smorfia di dolore, tese, bloccate in una morsa che preme, preme, preme ... più forte, sempre più forte ... e lo stomaco risponde al richiamo, contraendosi, l'utero risponde con la nausea.
La nausea, ancora nausea ... speranza di svenire ... i sensi mi abbandonano, non ce la faccio a stare seduta ...
A letto: formicolii, luccichii, tutto è ancora lontano.
So di essere nata,
è nata la testa, ancora dolente.
So che è accaduta una cosa importante
ma costosa e ancora non ho recuperato le forze per goderne a pieno.
Francesca